NO ALLA CENTRALE DI PROGETTAZIONE

Si trasmette in allegato, per opportuna diffusione, l’uscita del Corriere della Sera del 20 dicembre 2018 (pag. 26) contenente l’appello degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiani: “No alla Centrale Unica di Progettazione”.
Nel disegno di Legge di Bilancio 2019, attualmente in discussione nell’aula del Senato della Repubblica, all’articolo 1 commi 86-93, viene introdotta l’istituzione della “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche”, su intenzione del Ministero dell’economia e finanze, in base alla quale l’Agenzia del Demanio potrebbe assumere la veste di progettista di opere pubbliche, stazione appaltante e soggetto di committenza delegata da parte di altre Amministrazioni.

Nello specifico si evidenzia che la Centrale, così come proposta, svolgerà attività di:

a. progettazione di opere pubbliche e ogni altra prestazione relativa alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, collaudo, nonché, ove richiesta, anche di direzione dei lavori e incarichi a supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici;
b. gestione delle procedure di appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante interessata;
c. predisposizione di modelli di progettazione per opere simili o con elevato grado di uniformità e ripetitività;
d. valutazione economica e finanziaria del singolo intervento;
e. assistenza tecnica alle amministrazioni coinvolte nel partenariato pubblico/privato.
f. progettazione senza oneri diretti di prestazioni professionali


L’articolo 1 commi 86-93, nel caso in cui venisse approvato nella sua attuale formulazione, produrrebbe effetti estremamente negativi. In particolare, come già ribadito, ci si troverebbe di fronte alla eliminazione del principio di concorrenza in un settore oggetto di ordinarie procedure ad evidenza pubblica; si paleserebbe, inoltre una drastica riduzione, per i giovani professionisti, delle possibilità di acquisizione di esperienze e competenze, oltre alla inopportuna sovrapposizione di ruoli tra controllori e controllati con conseguente riduzione sia della qualità delle prestazioni professionali e sia del livello di trasparenza relativo al processo di esecuzione delle opere pubbliche.
Inoltre, appare evidente a chiunque abbia contezza del mercato delle opere pubbliche l’assoluta inadeguatezza organizzativa e funzionale della costituenda struttura, poiché il contingente di personale tecnico che si pensa di assegnare agli uffici risulterebbe del tutto insufficiente rispetto alle necessità delle migliaia di pubbliche amministrazioni legittimate a rivolgersi alla Centrale per la progettazione di opere pubbliche, con il conseguente rischio di un imbuto operativo che porterebbe al dilatamento dei tempi di risposta ed alla riduzione della qualità della progettazione.
Nella consapevolezza che in Italia un sistema di partecipazione agli appalti per la progettazione e realizzazione di opere pubbliche è sempre stato appannaggio di un numero ristrettissimo di soggetti privati, a causa delle sempre più stringenti condizioni di accesso previste dalle ultime normative e che solo grazie all’azione incisiva e sinergica del sistema ordinistico italiano nell’ultimo decreto correttivo al Codice dei Contratti la platea potenziale si è finalmente ampliata anche a categorie finora escluse come i giovani professionisti, eliminando inutili barriere all’accesso e privilegiando il primato dell’idea al requisito del fatturato.
Gli architetti italiani ritengono la proposta contenuta nel documento di Bilancio assolutamente inaccettabile perché:
1. È la soluzione piú inadeguata ad una giusta richiesta di semplificazione e velocizzazione delle procedure in tema di appalti pubblici;
2. Altera i principi di trasparenza e concorrenza su cui si fonda il sistema;
3. Confonde i ruoli tra i vari soggetti partecipanti alla procedura, tra chi progetta e chi controlla;
4. Riduce ad una platea di poche centinaia di professionisti l’onere di occuparsi della progettazione di tutte le opere pubbliche italiane per oltre ottomila stazioni appaltanti;
5. Riduce e banalizza il processo progettuale a mera esecuzione ripetitiva di schemi e tipologie da replicare ovunque;
6. Mortifica l’intervento progettuale, relegato a pura procedura tecnica senza più considerare che ogni progetto è principalmente un processo culturale che nasce da specifiche esigenze per specifici luoghi.
7. Afferma il criterio della gratuità della prestazione professionale in violazione del principio dell’equo compenso, obbligatorio per tutte le Pubbliche Amministrazioni ai sensi della Legge 205/2017, art.19 quaterdecies.
In considerazione di tutto quanto in premessa, la Conferenza nazionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiani chiede con forza che l’articolo 1 commi 86-93, della Legge di Bilancio 2019 venga modificato attraverso l’emendamento già proposto dal Consiglio Nazionale Architetti PPC insieme alla Rete delle professioni tecniche, sostituendo la Centrale unica di progettazione con un organismo centrale di programmazione degli interventi infrastrutturali, del vero punto dolente del sistema Italia che attualmente non permette di costruire un chiaro, efficace e lungimirante progetto di trasformazione delle nostre città e dei nostri territori, che necessitano, in
egual modo da nord a sud, di azioni forti e non più straordinarie per la difesa del patrimonio ambientale, architettonico e infrastrutturale da tempo in grave difficoltà.
Tutti gli Ordini degli Architetti italiani ribadiscono, pertanto che:
1. Le attività legate alla progettazione debbano restare di stretta competenza dei professionisti iscritti ad ordini e collegi professionali;
2. Il progetto sia il risultato della libera attività professionale e intellettuale di una platea sempre più vasta di soggetti che, attraverso una maggiore concorrenza e trasparenza delle procedure;
3. La centrale di programmazione dovrà avere al suo interno un tavolo tecnico composto da rappresentanti del Sistema Ordinistico, nel superiore interesse pubblico.

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